La Collezione della Fondazione per la cultura Kurt e Barbara Alten

Dopo un accurato restauro, il Castello San Materno, grazie a un felice accordo tra il Comune di Ascona e la Fondazione per la cultura Kurt e Barbara Alten, ospita la collezione della famiglia Alten, nata a partire dal 1979, e nell’arco di trent’anni, dalla passione per l’arte di Kurt Alten e della moglie Barbara.

Il fondatore, Kurt Alten (1925-2009), è stato un ingegnere lungimirante che, nel lontano 1957, ha saputo costruire la sua fortuna su un’idea innovativa – una moderna rampa di carico – sviluppandola negli anni all’interno della sua azienda, la Alten Gerätebau GmbH Wennigsen, tanto da diventare, sotto il marchio hafa, leader europeo nel mercato delle attrezzature adibite a funzioni sofisticate di sicurezza e di sollevamento merci. Una fortuna e un grande successo di un uomo che, come succede spesso, è stato accompagnato e sostenuto da una donna, Barbara Alten, fino al termine della sua vita.

Questa importante raccolta conserva più di sessanta opere di artisti di area tedesca, tra i più significativi del periodo che va dalla fine dell’Ottocento al primo dopoguerra: dagli impressionisti Max Liebermann e Lovis Corinth, gli artisti della colonia di Worpswede (Fritz Overbeck, Hans am Ende, Otto Modersohn e Paula Modersohn-Becker), ultimo baluardo del romanticismo tedesco del XIX secolo, che segnò poi il passaggio dal realismo umanitario e sociale all’impressionismo e all’espressionismo. Movimento, quest’ultimo, rappresentato in collezione da alcuni artisti della Brücke (Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Hermann Max Pechstein, Emil Nolde) e del Blaue Reiter (Alexej Jawlensky, August Macke), a segnare i due poli di irraggiamento in area tedesca dell’espressionismo: quello vitalistico e sociale di Dresda e Berlino, e quello lirico e visionario di Monaco.

Con gli artisti di Worpswede, peraltro, la collezione Alten assume un valore ulteriore nel contesto della storia di Ascona, perché molti degli artisti della colonia hanno anche animato la scena artistica locale, direttamente o tramite l’ambiente di Monte Verità. Basti per tutti il nome della danzatrice sacra Charlotte Bachrach (in arte Charlotte Bara), che a Worpswede si è formata, ha stretto amicizia con Carl Weidemeyer, artista e architetto del suo teatro personale ad Ascona (l’attuale Teatro San Materno, ubicato di fronte al Castello), e che ha vissuto fino alla morte proprio nel Castello San Materno, sede dunque esemplare della Collezione Alten. Anche la colonia degli artisti di Worpswede – attiva nell’ultimo decennio dell’Ottocento fin oltre il trentennio del Novecento – come quella di Monte Verità si configura in una rete più ampia di relazioni, intrecciata con la Lebensreform, che da Nord a Sud dell’Europa ha generato numerose colonie e comunità di artisti e intellettuali, che si opponevano al progresso del mondo civilizzato.

Una rete che trova un collegamento diretto con quelle esperienze, anch’esse riconducibili alla Lebensreform, sperimentate e vissute nella comunità di Monte Verità ad Ascona. Comunità che, sin dalla sua fondazione nel 1900, avrebbe fatto da catalizzatore, eleggendo la zona di Ascona a meta di pellegrinaggio di naturisti, teosofi, anarchici, psicanalisti, esiliati e perseguitati politici, e di artisti, pittori, scultori, danzatori che sperimentarono, per poi divulgare in tutta Europa, un potenziale enorme di utopie e nuovi progetti di vita.

Con le avanguardie storiche, rappresentate nella collezione Alten dagli artisti della Brücke e del Blaue Reiter, si conferma poi definitivamente il legame con Ascona, diventata fucina del secondo espressionismo europeo, in particolare tra le due guerre, grazie alla presenza di numerosi artisti di quell’area di riferimento, innanzitutto di Jawlensky, nel Borgo dal 1918 fino al 1922, e di Marianne Werefkin, rimastavi fino alla morte nel 1938.

A tutta evidenza la Collezione Alten, per le sue opere e per i suoi artisti, ha un grande valore storico e culturale, che supera quello per così dire intrinseco di mercato. Così, una componente decisiva nella scelta anche stilistica delle opere, sembra essere stata dettata dalla ricerca della cosiddetta “Stimmung”, quella “predisposizione intima all’accordo” che – intrinseca a ogni esperienza estetica – si è cercato di ricreare nelle sale rinnovate del Castello San Materno le quali, per nulla spazi vuoti e anonimi, esprimono una loro innata atmosfera, fatta di secoli di storia e di vita, che ben si coniugano e trovano intimità con l’“appassionata” collezione Alten. Una collezione aperta al pubblico con il preciso auspicio d’essere un mezzo di condivisione, di esperienza, di conoscenza, un luogo di bellezza e di cultura.

Mara Folini, 2014

Lovis Corinth

nato a Tapiau (Prussia Orientale) il 21/7/1858
deceduto il 17/7/1925 a Zandvoort (Paesi Bassi)

I genitori conducono una conceria e si occupano di agricoltura; 1866 – 1873 frequentazione del ginnasio a Königsberg (oggi Kaliningrad), in quel periodo abita presso la sorella della madre; dopo la morte di quest’ultima (1873) rientra nella casa dei genitori. Poco dopo si accosta alla pittura e a partire del 1876 frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Königsberg, allievo di Otto Günther. Nel 1880 ulteriore formazione all’Accademia delle Belle Arti di Monaco, inizialmente da Franz Defregger, più tardi da Ludwig Löfftz.
Nel 1882/83 presta il servizio di leva, in seguito intraprende un viaggio di studio in Italia. Successiva formazione nel 1884 ad Anversa da Paul Eugène Gorge, a Parigi da Tony Robert-Fleury e Adolphe William Bouguereau dove esegue soprattutto nudi. Nel 1886 soggiorni sulle rive del Mar Baltico assieme a Hans Olde e dal 1897 a Berlino, dove entra in contatto con artisti quali Max Klinger, Walter Leistikow ed altri. Nel 1889 muore il padre; a fine del 1890 si trasloca a Monaco.
Nel 1892 membro della «Secessione di Monaco» (Münchener Secession), nel 1893 cofondatore (con Max Slevogt, Peter Behrens ed altri) della «Libera Associazione» che è estromessa dalla «Secessione»; contatti stretti con la scena letteraria di Monaco (con Max Halbe, Frank Wedekind, Eduard von Keyserling, Otto Erich Hartleben ed altri); cofondatore della loggia massonica «In Treue fest» («Semper fidelis»), alla quale rimane legata per tutta la vita. In seguito al mancato riconoscimento delle sue opere, decide nel 1901 il rientro a Berlino; in autunno fonda una scuola di pittura che ha successo; una delle sue prime allieve è la ventunenne Charlotte Berend, che prende in moglie il 26/3/1903, nel 1904 nasce il figlio Thomas, nel 1909 la figlia Wilhelmine. Nel 1902 è membro del consiglio direttivo della «Berliner Secession» («Secessione Berlinese») e partecipa regolarmente alle esposizioni annuali della «Secession», nel 1911 è eletto Presidente del consiglio.
Nel dicembre del 1911 è vittima di un ictus che gli comporta un’emiparesi. Nel 1918 esposizione della «Secession» in occasione del suo 60esimo compleanno. Nel 1919 si ritira nel proprio domicilio a Urfeld sul Lago Walchen (Walchensee), la casa «Haus Petermann», nella quale nasce la sua apprezzatissima opera tarda. Muore durante un viaggio di studio ad Amsterdam per una polmonite. 

© Kulturstiftung Kurt und Barbara Alten


Fiori in due vasi | 1919 | olio su legno | 72 × 58 cm | FKBA 12

Hans am Ende

nato a Treviri il 31/12/1864
deceduto il 9/7/1918 a Stettino
Membro della «Colonia di artisti di Worpswede»

Figlio di un pastore luterano cresce a Trier (Treviri). Nel 1872, trasloco della famiglia a Kirchscheidungen presso Naumburg/Saale. In seguito al diploma di maturità a Pforta presso Bad Kösen intraprende lo studio alle Accademie delle Belle Arti di Monaco di Baviera (da Wilhelm von Diez) e di Karlsruhe (da Ferdinand Keller). 
L’amico fin dai tempi della leva, Fritz Mackensen, lo induce al trasloco a Worpswede nel 1889; nel 1892/93 si trattiene a Berlino per lo studio presso O. Knille. Assieme a Fritz Mackensen, Fritz Overbeck, Otto Modersohn e Heinrich Vogeler fonda nel 1895 la «Colonia di artisti di Worpswede». Nel 1895 partecipa alla prima esposizione dei pittori di Worpswede nella Kunsthalle di Brema, come anche in autunno del 1895 e del 1896 all’esposizione del Palazzo di Vetro a Monaco di Baviera. Costruisce la propria casa di abitazione e studio artistico, il «Buchenhof», accanto alla casa «Barkenhoff» di Heinrich Vogeler; sposato dal 1897 con Magda Willatzen, figlia di un professore di liceo e scrittore di Brema. 
Apprezzamento nella monografia «Worpswede» di Rainer Maria Rilke del 1903.
Dal 1914 volontario nella Grande Guerra, impegnato sul fronte occidentale; anche del periodo della guerra si sono conservati suoi lavori – fra i quali soprattutto chine. Nell’aprile del 1918 viene gravemente ferito presso Messines (Belgio), in seguito alle sue ferite perisce in un lazzaretto a Stettino.

© Kulturstiftung Kurt und Barbara Alten


Autunno a Worpswede | 1895 circa | olio su tela, su faesite | 35.5 × 47.8 cm | FKBA 01

Erich Heckel

nato a Döbeln (Sassonia) il 31/7/1883
deceduto il 27/1/1970 a Radolfzell sul Lago di Costanza

Istruzione scolastica a Olbernhau, Freiberg e Chemnitz, è amico di Karl Schmidt-Rottluff. Dal 1904 studia per tre semestri architettura da Fritz Schumacher al Politecnico di Dresda; nel 1905 fonda con Schmidt-Rottluff, Fritz Bleyl, Ernst Ludwig Kirchner il gruppo di artisti «Brücke». Tra il 1907 e il 1911 ogni anno soggiorni autunnali in Germania settentrionale (soprattutto a Dangast), nel 1909 intraprende un viaggio in Italia. Fin dal 1910 è amico di Otto Mueller, che vive a Berlino; nell’autunno del 1911 trasloca a Berlino, dove occupa lo studio di Mueller. Rapporti di amicizia con Franz Marc, August Macke e Lyonel Feininger. Nel 1913 scopre Osterholz sulla Flensburger Förde (Stretto di Flensburg), diventa la sua località di soggiorno in estate e in autunno fino al 1943.
Nella Grande Guerra presta servizio volontario (dal 1915 al 1918) come infermiere della Croce Rossa, conosce Max Beckmann, Max Kaus e James Ensor. Dal novembre del 1918 è nuovamente a Berlino; negli anni seguenti intraprende lunghi viaggi attraverso la Germania settentrionale, nonché all’estero europeo (Francia, Italia, Svezia, Danimarca). Nel 1937 i Nazionalsocialisti gli infliggono il divieto di esposizione e confiscano quasi 700 delle sue opere dai musei tedeschi. Nel 1944 durante un bombardamento aereo viene distrutto il suo studio di Berlino, vengono perse molte sue opere; nello stesso anno trasloca a Hemmenhofen sul Lago di Costanza. Dal 1949 al 1955 ha una nomina all’Accademia delle Belle Arti di Karlsruhe. Erich Heckel muore il 27 gennaio 1970 a Radolfszell sul Lago di Costanza. 

© Kulturstiftung Kurt und Barbara Alten


Natura morta | 1913 | olio su tela | 65 × 45 cm | FKBA 26 | © 2014, ProLitteris, Zurich

Alexej Jawlensky

nato a Torschok/Twer (Russia) il 13/3/1864
deceduto il 15/3/1941 a Wiesbaden

Di origine da famiglia nobile russa, cresce a Mosca. Nel 1882 visita un’esposizione industriale e d’arte a Mosca; la mostra d’arte lo impressiona moltissimo. Nel 1884 entra nella scuola cadetti del Secondo Corpo di Cadetti di Mosca; dove impara disegno. Nel 1889 si trasferisce a San Pietroburgo, per studiare pittura alla locale Accademia delle Belle Arti accanto alla sua carriera militare. Tramite il suo insegnante Ilja Repin conosce la pittrice Marianne Werefkin, con la quale nel 1896 si trasferisce a Monaco dopo il congedo da militare e con la quale convive fino al 1921. Nel 1909 fonda, assieme a Wassily Kandinsky, Franz Marc, August Macke ed altri la «Nuova Associazione di Artisti di Monaco» (Neue Künstlervereinigung München), che dal 1911 si afferma come «Der Blaue Reiter». Espulso dalla Germania all’inizio della Grande Guerra inquanto cittadino russo, vive da allora in Svizzera, a partire dell’aprile 1918 ad Ascona con la sua famiglia e M. Werefkin. Nel 1920 torna parzialmente a Monaco, nell’anno successivo prende dimora a Wiesbaden.
Nel 1924 prende l’iniziativa per la fondazione dell’associazione «Die Blaue Vier» (Il Quattro blu), alla quale appartengono Wassily Kandinsky, Lyonel Feininger e Paul Klee. Nel 1927 appaiono i primi sintomi di un’artrite reumatica, che limita fortemente il suo lavoro; dal 1937 è legato alla sedia a rotelle, dal 1938 è completamente paralizzato. Sotto l’influenza del fauvismo nascono paesaggi, nature morte, ritratti con tendenza all’astrazione; negli anni 20 soprattutto opere costruttiviste. Alexej von Jawlensky muore a Wiesbaden il 15 marzo 1941. 

© Kulturstiftung Kurt und Barbara Alten


Chiesa di Prerow | 1911 | olio su cartoncino | 52.4 × 48.5 cm | FKBA 23

Ernst LudwIg Kirchner

nato ad Aschaffenburg il 6/5/1880
deceduto il 15/6/1938 a Frauenkirch/Davos

Figlio di un chimico; istruzione scolastica a Perlen in Svizzera e a Chemnitz. Dal 1901 al 1905 studio dell’architettura al Politecnico di Dresda, per il semestre 1903/1904 cambia per il Politecnico di Monaco. Inoltre frequenta dei corsi all’«Istituto Didattico e Sperimentale di Arti Applicate e Libere» in teoria della composizione e di disegno di nudi. Nel 1904 ritorna a Dresda.
Kirchner d’ora in avanti si occupa sempre più intensamente con l’arte figurativa, alla quale trova accesso, influenzato dalle opere di Dürer e dei vecchi Olandesi, tramite amici come Fritz Bleyl, Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff. Con i suddetti fonda nel 1905 l’associazione di artisti «Brücke», nel 1906 redige il «Programma della Brücke». Nel 1911 fonda con Max Pechstein l’istituto MUIM (= Moderner Unterricht in Malerei)(insegnamento moderno in pittura) a Berlino. Fa la conoscenza di Erna Schilling (1884 – 1945), essa diventa sua modella preferita e per anni compagna di vita. Nel 1913 si scioglie l’associazione di artisti «Brücke».
Il servizio di leva e le esperienze di guerra lo fanno precipitare in una crisi esistenziale. Nel 1915 avviene il tracollo; seguono soggiorni in sanatori (Königsstein nel Taunus, Charlottenburg), e dal 1917 regolarmente a Davos. Nel 1923 si stabilisce a Frauenkirch presso Davos. Negli ultimi anni si distingue soprattutto con illustrazioni di libri (p. es. «Umbra vitae» di Georg Heym) e dipinti di tendenze stilistiche molto divergenti, temporaneamente accostandosi anche al cubismo. Nel 1931 diventa membro dell’Accademia Prussiana delle Belle Arti. Dopo la presa di potere del nazionalsocialismo nel 1933 è espulso dall’Accademia; nel 1937 avviene la confisca di circa 650 delle sue opere in musei tedeschi.
Nell’anno successivo l’artista pone fine alla sua vita suicidandosi. 

© Kulturstiftung Kurt und Barbara Alten


Vista dal balcone | 1916/17 | olio su tela | 60 × 40 cm | FKBA 27

Max Liebermann

nato a Berlino il 20/7/1847
deceduto l’8/2/1935 a Berlino

Proviene da una famiglia ebrea dell’alta borghesia berlinese; dal 1862 al 1864 lezioni private di disegno da Carl Steffek; ottiene la maturità nel 1866 e inizia lo studio umanistico all’Università di Berlino.
In primavera del 1868 cambia per la Scuola Granducale d’Arte di Weimar, dove è istruito tra l’altro da Paul Thuman. Nel 1871 intraprende un viaggio per Düsseldorf, Amsterdam e Scheveningen, poi nel 1872 a Parigi, dove incontra le opere di Jean-François Millet, Gustave Courbet e Théodule Ribot. Nel 1874 soggiorna a Barbizon (primo avvicinamento alla «Pittura en plein air») più tardi nei Paesi Bassi (Haarlem), dove studia e copia opere di Franz Hals.
Nel 1878 incontra Franz von Lenbach a Venezia, su suo consiglio si trasferisce a Monaco. Nel 1884 rientra a Berlino, dove nel settembre dello stesso anno sposa Martha Marckwald; nel 1885 nasce la figlia Käthe. Nei tardi anni 80 avviene una progressiva transizione – influenzato dagli impressionisti francesi – da uno stile naturalistico in prevalenza orientato a temi sociali ad uno stile impressionista di impronta personale.
A Berlino fonda assieme a Walter Leistikow nel 1892 il «Gruppo degli Undici», nel 1898 è membro fondatore della «Berliner Secession», della quale é presidente fino al 1911. Lovis Corinth, Max Slevogt e lui stesso diventano i principali rappresentanti dell’impressionismo tedesco. Nel 1897 viene nominato professore della Reale Accademia delle Belle Arti di Berlino. Viaggi annuali nei Paesi Bassi, tra l’altro a Zandvoort ed a Scheveningen (1899), Amsterdam (1901), inoltre ad Amburgo (1902), dove su commissione di Alfred Lichtwark dipinge vedute dei dintorni di Amburgo.
Nel 1919/11 costruisce una villa sul Wannsee (uno dei laghi di Berlino), nella quale passerà d’ora in poi i mesi estivi; il giardino gli ispira più di 200 oli ed altrettanti disegni. Nel 1911 fuoriesce dalla «Secession», invece si aggrega alla «Neue Secession» («Nuova Secessione»), fondata l’anno 1933 prima; durante la Grande Guerra vive ritirato, ma con grande produzione pittorica nella sua villa sul Wannsee. Dal 1920 al 1932 ricopre la carica di Presidente dell’Accademia Prussiana delle Belle Arti. Nel 1933 – il giorno del rogo dei libri (8 maggio) – recede da Presidente Onorario dell’Accademia delle Belle Arti, perché la Sezione per L’Arte Figurativa aveva deciso di non esporre più quadri di artisti ebrei. Si ritira a vita privata fino alla sua morte due anni più tardi. 

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Sulla spiaggia di Noordwijk | 1908 | olio su cartoncino | 36.5 × 53.5 cm | FKBA 18

August Macke

nato a Meschede (Westfalia) il 3/1/1887
deceduto a Perthes-lès-Hurlus (Francia) il 26/9/1914

Cresce come figlio di un ingegnere e imprenditore edile a Colonia; dal 1897 frequenta un liceo classico a Colonia, dopo il trasloco nel 1900 un liceo scientifico a Bonn. Dal 1904 al 1906 studia alla Reale Accademia delle Belle Arti di Bonn, contemporaneamente dal 1905 alla Scuola di Arti Applicate a Düsseldorf; allievo tra l’altro di Fritz Helmuth Ehmcke.
Nel 1906 disegna scenografie per un allestimento di Macbeth del Schauspielhaus (Teatro) di Düsseldorf per la sua amicizia con i direttori artistici Herbert Eulenberg e Wilhelm Schmidtbonn. Nel 1907 è colpito a Parigi dall’impressionismo, negli anni 1907/08 è allievo della scuola d’arte privata di Lovis Corinth a Berlino; viaggio in Italia e secondo soggiorno a Parigi. Nel 1908 fa un anno di servizio di leva. Nell’ottobre del 1909 sposa la figlia di fabbricanti Elisabeth Gerhardt, amica e modella preferita già dal 1903; i figli Walter e Wolfgang nascono rispettivamente nel 1910 e nel 1913.
Nel 1910 ha contatto con Franz Marc al Tegernsee (Lago di Tegern), nonché con Wassily Kandinsky e la «Nuova Associazione di Artisti di Monaco» (a partire dal 1911 sotto il nome di «Der Blaue Reiter»; partecipa alle loro mostre ed è anche presente nell’almanacco «Der Blaue Reiter» con testi e dipinti. In seguito alla conoscenza di Robert Delauny a Parigi è colpito dal cubismo e dal futurismo; nel 1913 soggiorna per diversi mesi a Hilterfingen sul Lago di Thun (Svizzera). Partecipazione a esposizioni a Dresda, Berlino, Bonn («Espressionisti Renani»); nel 1914 intraprende un viaggio in Tunisia con Paul Klee e Louis René Moilliet, durante il quale nasce una serie dei suoi più importanti acquerelli. August Macke cade da ufficiale all’inizio della Grande Guerra sul fronte occidentale. 

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Addormentata sul divano | 1911 | acquerello su matita su carta su cartone | 62 × 49.3 cm | FKBA 24

Otto Modersohn

nato a Soest (Westfalia) il 22/2/1865
deceduto il 10/3/1943 a Rotenburg a.d. Wümme
Membro della «Colonia di artisti di Worpswede»

Infanzia e adolescenza a Soest e a Münster; dal 1884 studia all’Accademia delle Belle Arti di Düsseldorf, dal 1888 a quella di Karlsruhe da Hermann Baisch.
Nel 1889 intraprende un viaggio a Worpswede insieme a Fritz Mackensen; i due diventano amici degli artisti Hans am Ende, Fritz Overbeck e Heinrich Vogeler. Nel 1895 si associano nella «Colonia d’artisti di Worpswede»; nello stesso anno prima esposizione comune di «Quelli di Worpswede» nella Kunsthalle di Brema, nonché in autunno del 1895 e del 1896 al Palazzo di Vetro a Monaco di Baviera.
Nel 1897, matrimonio con Helene Schröder (deceduta nel 1900), figlia di un commerciante di Brema. Seguendo la sua aspirazione di libertà artistica, Modersohn (come anche H. Vogeler e F. Overbeck) lascia il gruppo nel 1899; inizio di un’amicizia stretta con Rainer Maria Rilke e Carl Hauptmann. Nel 1901 si sposa in seconde nozze con la pittrice Paula Becker (deceduta nel 1907); periodo di produttività molto intenso grazie al campo di tensioni artistico fra i due coniugi. Nel 1908 trasloca nella vicina Fischerhude. Nel 1909 terze nozze con Louise Breling, figlia del pittore di genere e di soggetti storici Heinrich Breling. Negli anni venti e trenta intraprende diversi viaggi di studio nei Paesi Bassi, attraverso la Germania meridionale e soprattutto nell’Allgäu, dove nel 1930 acquista un maso sul Gailenberg presso Hindelang, dove dipinge regolarmente durante la primavera e l’estate fino al 1935. Dopo una breve malattia, Otto Modersohn muore nel 1943. 

© Kulturstiftung Kurt und Barbara Alten


Fienile di Worpswede in autunno | 1902 | olio su cartoncino | 41 × 58 cm | FKBA 03

Paula Modersohn-Becker

nata a Dresda l’ 8/2/1876
deceduta il 20/11/1907 a Worpswede

Figlia dell’ingegnere civile Carl Woldemar Becker e di Mathilde von Bültzinghofen, di famiglia nobile della Turingia; nel 1888 trasloco della famiglia a Brema, dove il padre s’insedia come consigliere comunale per l’edilizia. Nel 1892 soggiorno in Inghilterra da una sorella del padre, 1893 – 1895 formazione da insegnante, in aggiunta prende lezioni private di pittura da Bernhard Wiegandt. Nell’aprile del 1895 primo incontro con lavori degli artisti di Worpswede in occasione della mostra nella Kunsthalle a Brema. Nel 1896 frequenta a Berlino la scuola di pittura e disegno dell’«Associazione delle Artiste Berlinesi», nel 1897 allieva della pittrice berlinese Jeanne Bauck. In settembre del 1898 si trasferisce a Worpswede, dove diventa allieva di Fritz Mackensen; stringe amicizia soprattutto con Clara Westhoff.
Nel 1899, la prima partecipazione a una mostra e all’inizio del 1900 primo soggiorno a Parigi; studio all’Académie Colarossi, tra l’altro da Louis Auguste Girardot. A Worpswede intrattiene contatti fra gli altri con Helene e Otto Modersohn, con il quale si sposa il 25/5/1901 – dopo la morte della moglie di costui, avvenuta l’anno precedente.
Nel 1903 soggiorna nuovamente per due mesi a Parigi; intrattiene un legame stretto con Rainer Maria Rilke e sua moglie Clara Westhoff. Dal 1903 al 1905 a Worpswede una fase di produttività intensa, durante la quale è alla ricerca di un suo stile con ritratti di bambini e autoritratti. Nel 1905 soggiorna a Parigi con Otto Modersohn ed altri amici artisti; si occupa intensamente dei lavori degli impressionisti francesi (soprattutto Paul Cézanne) nonché delle opere di Paul Gauguin. Nel 1906 temporanea separazione dal marito, soggiorno a Parigi, a fine anno riconciliazione e ritorno a Worpswede. Il 2/11/1907 nasce la figlia Mathilde. Muore a causa di un’embolia sopravvenuta dopo il parto. 

© Kulturstiftung Kurt und Barbara Alten


Ragazza con oche presso uno stagno | 1901 circa | olio su cartoncino | 49.5 × 46 cm | FKBA 09

Emil Nolde

(in realtà Hansen, Hans Emil)
nato a Nolde/Buhrkall, Schleswig-Holstein il 7/8/1867
deceduto il 13/4/1956 a Seebüll (Frisia sett.)

Nato da una famiglia di contadini sul confine tedesco-danese; contro la volontà dei genitori frequenta un apprendistato professionale come scultore in legno da un fabbricante di mobili di Flensburg, in seguito garzone girovago come intagliatore e disegnatore a Monaco, Karslruhe e Berlino; nel 1892 diventa insegnante di disegno ornamentale e di modellatura al Museo dell’Industria e Artigianato di San Gallo (Svizzera).
Nel 1898 si trasferisce a Monaco; frequenta la scuola privata di pittura di Friedrich Fehr, nel 1899 la «Dachauer Malschule» (Scuola di pittura di Dachau) di Adolf Hölzel. Verso la fine di quell’anno a Parigi studia i vecchi maestri nel Louvre, copia Tiziano e fa studi di nudi; nell’estate del 1901 soggiorna a Jutland. Nel 1902 assume il nome d’arte Nolde, sposa la figlia di un pastore luterano danese e attrice Ada Vilstrup; la coppia nel 1903 si trasferisce a Guderup sull’isola di Alsen, i mesi invernali Nolde li passa negli anni seguenti prevalentemente a Berlino. In questo periodo nascono ritratti nonché numerosi dipinti di fiori e giardini sotto l’influenza dello stile degli impressionisti francesi.
Nel 1906/07 si associa brevemente al gruppo di pittori della «Brücke», nel 1908 diventa membro della «Berliner Secession»; le sue opere suscitano interesse in occasione di mostre delle associazioni d’artisti. Dal 1909 dipinge a Ruttebüll, vicino alla futura dimora di Seebüll, i primi quadri a sfondo religioso. Nel 1910 viene espulso dalla «Secession» in seguito a divergenze con il consiglio direttivo, invece aderisce alla «Neue Secession».
A cavallo del 1913/14 partecipa a una spedizione nella Nuova Guinea Tedesca, che lo porterà attraverso la Siberia, il Giappone e la Cina nel Pacifico; le sue esperienze le elabora in oli e numerosi acquarelli. Nel 1916 si trasferisce a Utenwarf, dove aveva acquistato una piccola casa contadina; nel 1919 fa parte dell’ «Arbeitsrat für Kunst» (Consiglio di lavoro per l’arte). Nel 1926 costruisce su proprio disegno la casa di abitazione ed atelier «Seebüll» a sud del confine tedesco-danese, che diventa il suo rifugio durante il periodo nazista e rimane la sua dimora fino alla sua morte.
Nel 1931 viene accolto nell’Accademia Prussiana delle Belle Arti. Diffamato come artista «degenerato» fin dall’inizio del regime nazista nel 1933 viene costretto a lasciare l’Accademia. È particolarmente coinvolto dalle azioni dei nazisti contro l’arte «degenerata»; più di 1000 sue opere vengono allontanate dai musei tedeschi, contemporaneamente gli viene vietato di dipingere e di esporre. Fino al 1945 dipinge di nascosto acquerelli di piccolo formato – i «dipinti non dipinti» -, l’utilizzo di colori all’olio lo avrebbero tradito. Emil Nolde muore il 13 aprile 1956 a Seebüll. 

© Kulturstiftung Kurt und Barbara Alten


Due girasoli ed elenio | 1930 circa | acquerello e colori opachi su carta di riso | 34.5 × 45.5 cm | FKBA 30 | © Nolde Stiftung Seebüll

Fritz Overbeck

nato a Brema il 15/9/1869
deceduto l’8/6/1909 a Bröcken/Vegesack
Membro della «Colonia di artisti di Worpswede»

Il padre era direttotre tecnico del Norddeutscher Lloyd (società armatrice); infanzia e adolescenza a Brema, maturità al locale Vecchio Ginnasio. Dal 1889 al 1893 studio all’Accademia delle Belle Arti di Düsseldorf da Eugène Dücker, Peter Jansen il Vecchio, Olof Jernberg e Paul Vorberg.
Nel 1892 primo soggiorno di studio a Worpswede, l’anno successivo ne segue il secondo. Sullo stimolo di Otto Modersohn si trasferisce a Worpswede nel 1894. Assieme a Fritz Mackensen, Fritz Overbeck, Otto Modersohn e Heinrich Vogeler fonda nel 1895 la «Colonia di artisti di Worpswede«. Nel 1895 partecipa alla prima esposizione dei pittori di Worpswede nella Kunsthalle di Brema, come anche in autunno del 1895 e del 1896 all’esposizione del Palazzo di Vetro a Monaco di Baviera.
Nel 1896 allestisce il suo atelier sul Weyerberg. Nel 1897 si sposa con la sua allieva Hermine Rothe.
Nel 1899 si separa dalla Colonia d’artisti; intorno al 1900 esegue lavori su commissione per l’industriale del cioccolato di Colonia Ludwig Stollwerk. Soggiorni di studio nel 1903/04/07 sull’isola di Sylt. Nel 1905 trasloca a Bröcken presso Vegesack. Nel 1906 soggiorna in estate nel massiccio montagnoso Rhön, in novembre e dicembre del 1908 soggiorna a Davos per accompagnare sua moglie malata di tubercolosi. Fritz Oberbeck muore all’età di trentanove anni per via di un ictus. 

© Kulturstiftung Kurt und Barbara Alten


Gruppo di tronchi di betulle | 1896 circa | olio su cartoncino, su tela | 60 × 43.6 cm | FKBA 08

Hermann Max Pechstein

nato a Zwickau il 31/12/1881
deceduto il 29/06/1955 a Berlino

Inizialmente formazione a Zwickau come pittore decoratore; durante l’apprendistato dal 1896 al 1900 frequenta la Scuola Professionale e Corporativa, dal 1900 studio alla Reale Scuola d’Artigianato. Dal 1903 allievo di Otto Gussmann alla Reale Accademia delle Arti figurative a Dresda, in aggiunta primi affreschi e pittura su vetro per alcuni architetti.
Dopo incontri con Ernst Ludwig Kirchner ed Erich Heckel a Berlino partecipa all’associazione di artisti «Brücke»; nel 1907 intraprende viaggi in Italia e a Parigi. Dal 1908 vive a Berlino, membro della «Berliner Secession», dopo l’abbandono di quest’ultima, cofondatore nel 1910 della «Neue Secession». Nel 1914 intraprende un viaggio nel Pacifico, le esperienze di questo viaggio si ripercuotono nelle opere degli anni successivi (dipinti a olio, litografie, acqueforti con motivi esotici); fa il soldato nella Grande Guerra. Nel 1918 è tra i cofondatori della «Novembergruppe» (gruppo di novembre), e del Consiglio dei Lavoratori a Berlino; dal 1923 membro dell’Accademia Prussiana delle Belle Arti, dove assume un professorato. Dopo la presa di potere dei nazionalsocialisti, perdita del magistero, attraverso il divieto a dipingere le sue possibilità di lavoro sono ulteriormente limitate, nel 1937 avviene l’espulsione dall’Accademia. Nel 1945 riabilitazione con la nomina a professore presso l’Accademia di Arti Figurative di Berlino. Max Pechstein muore il 29 giugno 1955 a Berlino. 

© Kulturstiftung Kurt und Barbara Alten


Villaggio | 1909 | olio su tela | 54 × 63 cm | FKBA 34 | © Pechstein Hamburg/Toekendorf / 2014, ProLitteris, Zurich

Christian Rohlfs

nato a Niendorf (Schleswig-Holstein) il 22/12/1849
deceduto l’8/1/1938 a Hagen (Renania Settentrionale-Vestfalia)

Discende da una famiglia di poveri contadini; nel 1863 la ferita a una gamba in seguito ad una caduta gli procura un ricovero ospedaliero di due anni. Il suo talento artistico viene scoperto e favorito dal suo medico curante.
Dal 1870 al 1884 studio della pittura storica, figurativa e del nudo alla Scuola D’Arte Granducale (in seguito Accademia) di Weimar. Inizia con paesaggi realistici, influenzato dall’impressionismo francese, trasformazione verso la pittura en plein air. Nel 1873 subisce l’amputazione della gamba destra.
Nel 1900 tramite Henry van de Velde trasloca a Hagen; il Museo Folkwang che lì si realizza, fa incontrare a Rohlfs le opere di van Gogh, Gauguin, Cézanne, Matisse e dei giovani espressionisti Nolde, Kirchner, Heckel, il che gli farà cambiare il suo stile pittorico.
Dal 1903 nascono prevalentemente acquerelli, dal 1908 anche stampe di arte grafica. Solo nel 1919 trova adeguato apprezzamento con una mostra nella Galleria Nazionale di Berlino in occasione del suo 70esimo compleanno. Nel suo ultimo periodo creativo lavora durante i mesi estivi ad Ascona (Ticino), in inverno a Hagen. Christian Rohlfs muore nel suo atelier di Hagen. 

© Kulturstiftung Kurt und Barbara Alten


Ragazza timida | 1919 | tempera all’acqua su carta | 63.5 × 44.5 cm | FKBA 35