Museo Comunale d'Arte Moderna

8 marzo - 7 settembre 2008

Nuovo sguardo sulle collezioni...

Prosegue l’opera di valorizzazione della collezione del Museo comunale d’arte moderna di Ascona, attraverso un primo studio biografico e critico di alcuni tra gli artisti più significativi presenti nella collezione. La scelta si limita a tracciarne un profilo allo scopo di ricercare le motivazioni che li hanno condotti a scegliere proprio Ascona come luogo di elezione nell’evoluzione del loro fare artistico. L’osservazione procede quindi nel più vasto panorama della loro importanza storico-artistica nell’ambito dei movimenti artistici di appartenenza; oppure limitatamente a quella storico-antropologica, legata alla storia locale del fenomeno “Monte Verità”.

Degno di nota è stato constatare che la maggior parte tra gli artisti trattati sono giunti ad Ascona perché direttamente legati a personaggi gravitanti attorno a Monte Verità. Arthur Segal, Arthur Bryks, César Domela, Heinrich Maria Davringhausen, Ernst Frick, sono tutti legati agli ambienti anarco-socialisti.

Così come Hans Arp, Marcel Janco, Hans Richter che erano inoltre anche legati con le danzatrici, scrittrici e poetesse, della Scuola d’Arte di Rudolf von Laban che, nel 1913/1914, faceva parte della “Cooperativa Vegetabiliana Monte Verità” dei fondatori Henri Oedenkoven e Ida Hofmann. Marianne Werefkin e Alexej Jawlensky lo erano invece in modo mediato attraverso il loro soggiorno zurighese, nel 1917, negli ambienti del Dada. Paul Haefeli perché legato al movimento della “Lebensreform” (movimento riformista che crede che dall’educazione del corpo secondo i ritmi biologici primigeni ne consegua anche l’affrancamento sociale), diffuso a Monte Verità, ed esemplificato in mostra dalle opere dell’artista eccentrico Alfred Wilhelm de Beauclair, che fu segretario della “Cooperativa” e amico di Karl Vester, naturista itinerante di Monte Verità. Così Walter Helbig, attraverso la sua adesione entusiastica, nel 1914, alla dottrina vegetariana dell’alimentazione e respirazione del “Mazdeismo zoroastriano”.

L’articolazione della mostra si muove in modo cronologico enucleando le opere secondo i movimenti artistici di appartenenza, tra confronti e paralleli.

Jacob Werner Müller, Ernst Frick, Margherita Osswald Toppi, esprimono con sfumate delicatezze il loro sentire attraverso un’arte naturalistica e mimetica, attenta ai giochi atmosferici e ai momenti contingenti della vita.

Decidono in modo consapevole di non uniformarsi con i movimenti delle avanguardie, preferendo manifestare la loro comunione con la natura sentita come originaria. Distillano il loro sentire in paesaggi, scene d’interni, nature morte, ritratti, rappresentati in modo immediato, a volte in senso atmosferico trasparente, con leggere pennellate sulla scia cézanniana. O, come nelle sculture di Müller, privilegiando – nella riconoscibilità generale del soggetto – il non-finito della forma che apre il delimitare dei contorni ai giochi atmosferici.

Lo “studio” di Cuno Amiet si pone a metà strada tra eredità moderniste tardo ottocentesche e la modernità espressionista di forme elementari vibranti. L’atteggiamento originale di Cuno Amiet, nell’intendere una pittura non più in senso mimetico e naturalistico ma come specchio del proprio sentire, apre nel vivo la mostra con le opere, tra il 1917 e il 1920, di Alexej Jawlensky, Walter Helbig, Arthur Bryks, Ernst Kempter, Gordon Mc Couch, Carl Weidemeyer, Fritz Pauli, annoverate nell’ambito delle prime avanguardie, declinate ai vari stilemi espressionisti, cubo-futuristi, orfici.

Si continua poi con la stagione dell’astrattismo che abbandona l’oggetto per un’arte fatta di sole forme elementari significanti, per un linguaggio purificato da ogni riferimento mimetico, che solo con i suoi mezzi specifici – forme, linee e colori – è capace d’esprimere in modo automatico la visione del mondo dell’artista. Strutture compositive ortogonali statiche o dinamiche, forme geometriche elementari e assolute manifestano, su base scientifica e alla stregua delle teorie della “Gestaltung”, la loro essenza immediata senza intermediazioni. Sono le opere dei dadaisti Hans Arp, Hans Richter, Marcel Janco, a cui si aggiungono quelle di Arthur Segal, César Domela, Heinrich Maria Davringhausen e Jakob Flach. In un clima di delusione, di una guerra sanguinaria, giungono a criticare tutto il sistema dell’arte, i suoi canoni e “ismi”, per un’arte sperimentale libera di esprimersi attraverso la sintesi e il sincretismo di tutti i linguaggi e le tecniche artistiche che formano il “tessuto” originale dell’artista.

Dall’astrazione d’impronta organica e naturalistica di Arp a una rilettura dinamica del costruttivismo di Richter, dalle declinazioni materiche sensuali di Janco a quelle organiche-espressioniste di Davringhausen, da quelle sperimentali-cinetiche ante litteram degli anni Venti di Flach a quelle mature degli anni Settanta di Xanti Schawinsky.

Nel secondo dopoguerra saranno gli artisti, come Julius Bissier, Ben Nicholson, Italo Valenti e Marino Marini in scultura, a portare avanti il processo di astrazione della forma, attraverso una nuova radicalizzazione, non più sulla “natura”, ma sugli stilemi dei movimenti artistici delle avanguardie: espressionismo, cubismo, surrealismo, costruttivismo, neoplasticismo, ecc. Si assiste, in altre parole, a una riflessione sui principi teorici dell’astrattismo fino a un suo superamento nelle varie interpretazioni dell’informale che, per così dire, chiude il percorso di liberazione dall’oggetto per un indagine allargata sulle possibilità espressive ed emozionali del segno e della materia, interpretato in modo eccentrico o, raramente, in modo corale come fu l’atelier dello scultore Remo Rossi al calare degli anni Cinquanta.

Inaugurazione

Venerdì 7 marzo, ore 17.00

Manifesto

Sede

Museo Comunale d'Arte Moderna, Ascona

Media

Comunicato stampa

Sarà la mostra "Nuovo sguardo sulle collezioni…" ad inaugurare la
nuova stagione espositiva del Museo Comunale d’Aarte Moderna di Ascona, al termine della consueta pausa invernale. Da sabato 8 marzo 2008 si potrà, infatti, visitare il Museo rinnovato nei suoi allestimenti e nell’esposizione, curata da Mara Folini nuova curatrice del Museo. Al primo piano saranno esposte opere scelte dal ricco patrimonio della Collezione del Comune di Ascona, tra cui quelle di Cuno Amiet, Jean Arp, César Domela, Arthur Segal, Alexej Jawlensky, Julius Bissier, Xanty Schawinsky. Il pubblico sarà accompagnato nella visita da schede storico critiche redatte per questa mostra, frutto di una prima ricerca artistica attenta ad evidenziare il rapporto tra l’artista, il luogo e il suo movimento di appartenenza. Questa prima ricerca, di fatto, segna un passaggio significativo del lungo e paziente lavoro di valorizzazione che il Dicastero cultura del Borgo ha avviato dodici anni orsono con la catalogazione informatizzata dei fondi iconografici e letterari delle collezioni ospiti del Museo: ricordiamo che Margherita Albisetti si è occupata delle oltre 2000 opere del Fondo Carl Weidemeyer, poi Margherita Albisetti e Mara Folini hanno proceduto alla catalogazione delle oltre 15’000 schede del Fondo Marianne Werefkin, mentre Michela Zucconi-Poncini, attuale conservatrice del Museo, nel corso di questi anni ha posto mano alla catalogazione dell’articolato Fondo della Collezione del Comune di Ascona che contempla più di 500 opere per un totale di 175 artisti. Parallelamente con lo staff esterno del Museo, (fotografi, restauratori, ricercatori, ecc.) sono stati avviati tutti quei lavori di cura, conservazione e documentazione delle opere. Di recente è stata pure eseguita la catalogazione della Biblioteca del Museo, con oltre 1100 volumi, grazie alla collaborazione con il Dicastero cultura della Città di Bellinzona.

Un “Nuovo sguardo sulle collezioni”, dunque, arricchito da workshop che animeranno il periodo di apertura della mostra, la cui programmazione prevede la presenza di professori universitari e personalità che hanno avuto contatti diretti con gli artisti del Museo. Il secondo piano del Museo sarà allestito con le opere della Fondazione Marianne Werefkin e della Fondazione Richard e Uli Seewald.

Per l’occasione il Museo si presenta in una veste grafica trasformata, sempre ad opera dello studio Oberholzer-Tagli, che da dieci anni cura l’immagine coordinata del Museo e i cui manifesti sono stati oggetto di numerosi riconoscimenti e pubblicazioni, contribuendo a far conoscere nel mondo il piccolo ma prezioso Museo di Ascona.

Con rinnovato entusiasmo l’attività del Museo non mancherà di offrire al pubblico momenti d’incontro e significativi eventi espositivi alla riscoperta di quel fervore artistico che hanno reso Ascona famosa in tutta Europa e che hanno contribuito a modellarne la sua storia recente.

Eventi

Relazioni insospettabili – Parentele, amori, matrimoni e divorzi tra le opere del Museo di Ascona
Museo Comunale d'Arte Moderna, Ascona

Mercoledì 14 maggio, dalle ore 18.00, Museo Comunale d'Arte Moderna, Ascona

Prof. Marco Meneguzzo
Accademia di Belle Arti Brera. Docente di storia dell’arte contemporanea e linguaggi dell’arte contemporanea. Critico e curatore museale


L’espressionismo contemporaneo – proiezioni sulla concezione dell’arte moderna
Museo Comunale d'Arte Moderna, Ascona

Mercoledì 11 giugno, dalle ore 18.00, Museo Comunale d'Arte Moderna, Ascona

Prof. Andrea del Guercio
Accademia di Belle Arti Brera. Docente di storia dell’arte contemporanea e storia dell’arte sacra contemporanea. Critico e curatore museale


Marino Marini pittore
Museo Comunale d'Arte Moderna

Mercoledì 16 luglio, dalle ore 18.00, Museo Comunale d'Arte Moderna

Prof. Giuseppe Bonini
Accademia di Belle Arti Brera. Docente di estetica


Il dada-mondo di Hans Richter ha come perno il cinema
Museo Comunale d'Arte Moderna, Ascona

Mercoledì 13 agosto, dalle ore 18.00, Museo Comunale d'Arte Moderna, Ascona

Prof.ssa Elisabetta Longari
Accademia di Belle Arti Brera. Docente di storia dell’arte contemporanea e linguaggi dell’arte contemporanea. Critico e curatrice museale