Marianne Werefkin e Anna Iduna Zehnder

Un'amicizia al femminile

11 ottobre - 30 dicembre 2018

​Anna Iduna Zehnder

orfana a cinque anni di entrambi i genitori morti di tubercolosi, cresce nella tenuta dei nonni a Biermenstorf, dove è nata, e con il prozio Gottlieb Zehnder ad Aarau. Nel 1904 si iscrive alla facoltà di medicina a Zurigo quando, ammalatasi anch’essa di tubercolosi, è costretta a interrompere gli studi che potrà riprendere solo nel 1911, dopo avere passato la convalescenza nelle alpi svizzere, a Davos e Clavadel. Qui, dedita solo a sé stessa, scopre la passione per il disegno e la pittura che non abbandonerà più, neppure quando nel 1914 si laurea in medicina all’Università di Basilea e, con responsabilità, si dedica prima ai pazienti ricoverati in un sanatorio a Ägeri (Zugo) e poi nel reparto chirurgico dell’ospedale di Zugo.

Ma è soprattutto il 1917 l’anno decisivo per il suo futuro artistico quando, con l’amica e compagna di vita Emmy Thurnheer, soggiorna a Locarno-Monti dove può dedicarsi maggiormente alla pittura. Dopo qualche mese decide di trasferirsi ad Ascona per frequentare la Scuola d’Arte del rumeno Arthur Segal che, fin dal 1914, aveva trasformato la sua casa come luogo di incontro e rifugio di anarchici, socialisti e comunisti. Grazie al metodo maieutico che Segal applica nel suo insegnamento, Anna Iduna fa “tabula rasa” di tutto quanto ha acquisito, alla ricerca di un suo proprio linguaggio pittorico, espressione della sua personalità. Grazie al suo maestro, agli altri allievi della scuola (Ernst Frick, Arthur Bryks, César Domela) e ai tanti altri artisti delle avanguardie tedesche che risiedono ad Ascona, Anna Iduna Zehnder trova quell’ambiente favorevole per crescere sia nella professione di medico che di artista. Così il percorso artistico di Anna Iduna Zehnder si affranca sempre più dai primi paesaggi realizzati servendosi della tecnica pointilliste dei francesi alla più matura arte astratta, di forme e colori organici “risuonanti”, che scaturiscono direttamente dalle forze dell’inconscio. Questa cifra distintiva della sua arte sottende i suoi interessi antroposofici, che fin dal 1919 coltiva grazie all’incontro con una sua paziente, la russa Anta Zavistovska, che la inizia allo studio dell’antroposofia di Rudolf Steiner.

Nel 1922 Zehnder si trasferisce nella "Villa Artemide", sempre ad Ascona, dove installa il proprio atelier nonché uno studio medico stabile, diventando ufficialmente il medico condotto del Borgo e ottenendo la formale autorizzazione del Canton Ticino a praticare la professione, quale medico-chirurgo. Nel 1923 Anna Iduna Zehnder incontra Rudolf Steiner nella sua clinica di Arlesheim, dove si reca a causa di una malattia della compagna Emmy Thurnheer: fortemente colpita dall’approccio terapeutico di Steiner, Zehnder decide di approfondire ulteriormente gli studi di antroposofia. Così, se da un lato Zehnder continua per anni la sua formazione, partecipando regolarmente a giornate di studio a Dornach e diventando membro della Società Antroposofica, d'altro lato lavora sempre di più con i pazienti, unendo nelle sue cure la medicina tradizionale all'esercizio di pratiche antroposofiche dedite non tanto al corpo quanto all'inconscio, in cui si fondono medicina, euritmia, Sprachgestaltung, come pure musica e arte pittorica. In questo contesto le sue opere si caricano sempre più di rimandi simbolici, dove i colori sono scelti secondo i postulati antroposofici, nell’esprimere l’aspirazione alla trascendenza: forme libere che si verticalizzano, null’altro che l’idea del superamento della realtà contingente, specchio dell’interiorità dell’artista, mediatore tra cielo e terra. L’alternanza tra l'esercizio della medicina ad Ascona e i soggiorni di studio a Dornach ritmano i successivi 20 anni della vita di Anna Iduna Zehnder, almeno fino al 1945, quando l'avanzare dell'età e il vacillare del suo stato di salute la costringono a ridurre sensibilmente il lavoro, fino alla chiusura del suo studio. Anna Iduna Zehnder si spegne l'8 marzo 1955, all'età di 78 anni, chiudendo un percorso del tutto straordinario per una donna del suo tempo.


Anna Iduna Zehnder verliert mit 5 Jahren beide Eltern, die an Tuberkulose sterben und wächst zunächst bei den Großeltern in Birmenstorf, ihr Geburtsort, auf und später bei ihrem Großonkel Gottlieb Zehnder in Aarau. 1904 beginnt sie in Zürich das Medizinstudium, das sie allerdings bald unterbrechen muss, weil auch sie an Tuberkulose erkrankt und das sie erst 1911 fortsetzen kann, nachdem sie sich zur Konvaleszenz in den Schweizer Alpen, und zwar in Davos und Clavadel, aufgehalten hat. Hier, mit sich alleine, entdeckt sie ihre Leidenschaft für das Zeichnen und das Malen, welche sie nicht mehr loslassen wird, nicht einmal als sie 1914 das Studium an der Universität Basel mit dem Doktor der Medizin abschliesst und sich gewissenhaft ihren Patienten, zuerst in einem Sanatorium in Ägeri (Zug) und dann in der Chirurgie des Krankenhauses in Zug widmet.

Für Ihre künstlerische Zukunft ist aber vor allem 1917 ein entscheidendes Jahr, als sie sich mit ihrer Freundin und Lebensgefährtin Emmy Thurnheer in Locarno-Monti aufhält, wo sie sich intensiver auf die Malerei konzentrieren kann. Nach einigen Monaten zieht sie nach Ascona, um die Kunstschule des Rumänen Arthur Segal zu besuchen, der schon 1914 sein Haus in eine Begegnungs- und Zufluchtsstätte für Anarchisten, Sozialisten und Kommunisten verwandelt hatte. Dank Segals mäeutischer Lehrmethode löst sich Anna Iduna von allem was sie vorher erlernt hatte, auf der Suche der eigenen malerischen Sprache, Ausdruck ihrer eigenen Persönlichkeit. Dank ihres Lehrers, den anderen Schülern (Ernst Frick, Arthur Bryks, César Domela) und vielen anderer Künstler der deutschen Avantgarde die in Ascona leben, findet Anna Iduna Zehnder den idealen Ort, um sich sowohl künstlerisch als auch in ihrer Arbeit als Ärztin weiter zu entwickeln. So befreit sie sich künstlerisch immer mehr von den ersten im pointilistischen Stil der Franzosen gemalten Landschaften, um zu einer reiferen abstrakten Ausdrucksform zu gelangen, wo organische Formen und Farben „erklingen“, die direkt aus dem Unbewussten hervorströmen. Diese Eigenheit ihrer Kunst ist auch von ihren anthroposophischen Interessen beeinflusst, die sie seit 1919 weiterführt, dank der Begegnung mit einer Patientin, die Russin Anta Zavistovska, welche sie in das Studium von Rudolf Steiners Anthroposophie einführt.

1922 zieht Zehnder in die „Villa Artemide“ in Ascona um, wo sie ihr eigenes Atelier sowie eine feste Arztpraxis einrichtet. Sie wird offiziell zur „Dottoressa“ (dt. Ärztin) des Dorfs und erhält die formelle Berufszulassung des Kantons Tessin, als Ärztin und Chirurgin zu praktizieren. Aufgrund einer Krankheit ihrer Lebensgefährtin Emmy Thurnheer begeben sich die beiden Frauen 1923 in die Klinik von Dr. Rudolf Steiner in Arlesheim. Der therapeutische Ansatz von Steiner beeindruckt Zehnder stark, und sie beschließt, die anthroposophischen Studien zu vertiefen. So setzt sie einerseits ihre Ausbildung fort, nimmt regelmäßig an Studientagen in Dornach teil und wird Mitglied der Anthroposophischen Gesellschaft und arbeitet andererseits immer mehr mit den Patienten, wobei sie in ihrer Behandlung die traditionelle Medizin und anthroposophischen Praktiken vereint, die weniger auf den Körper als sich vielmehr auf das Unbewusste beziehen und in denen Medizin, Eurythmie, Sprachgestaltung sowie Musik und malerische Kunst zusammenfließen. In diesem Zusammenhang werden ihre Werke immer symbolischer. Die Farben werden nach den anthroposophischen Postulaten gewählt im Versuch sich der Transzendenz zu nähern. Freie Formen die zur Vertikalen neigen, mit der Idee die Realität zu überholen, einen Spiegel des Innenlebens der Künstlerin, Vermittlerin zwischen Himmel und Erde. Dieser Wechsel zwischen der medizinischen Tätigkeit in Ascona und den Studienaufenthalten in Dornach prägen die folgenden 20 Jahre im Leben von Anna Iduna Zehnder und zwar mindestens bis 1945, als das fortschreitende Alter und ihr schwankender Gesundheitszustand sie zwingen, die Arbeit stark einzuschränken und schließlich die Praxis zu schließen. Mit dem Tod von Anna Iduna Zehnder am 8. März 1955 im Alter von 78 Jahren vollendet sich dieses für eine Frau ihrer Zeit außergewöhnliche Leben.

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d'Arte Moderna